Amsterdam è la prima capitale a prendere una decisione tanto innovativa: vieta la pubblicità di carne e di combustibili fossili
Ci sono decisioni che non riguardano solo le leggi, ma l’immaginario. Non parlano di divieti immediati o di sanzioni clamorose, ma agiscono su qualcosa di più sottile: ciò che una comunità considera normale, desiderabile, quotidiano. È lì che si gioca una partita silenziosa, fatta di messaggi ripetuti, immagini familiari, abitudini che sembrano innocue solo perché sono ovunque.
Negli spazi urbani, la pubblicità è parte del paesaggio tanto quanto i marciapiedi o le fermate degli autobus. Non impone, suggerisce. Non ordina, normalizza. E quando una città decide di intervenire proprio su questo piano, significa che sta toccando un nervo scoperto.
Negli ultimi anni molte amministrazioni hanno parlato di crisi climatica, sostenibilità, transizione. Quasi tutte lo hanno fatto attraverso incentivi, raccomandazioni, piani a lungo termine. Poche hanno scelto di agire sul racconto pubblico, su ciò che viene promosso come accettabile nello spazio comune.
Qui il punto non è la percentuale di cartelloni o la quantità di schermi coinvolti. I numeri, presi da soli, potrebbero sembrare marginali. Ma il significato è un altro: si può parlare di emergenza climatica continuando a promuovere prodotti che la alimentano?
È a metà di questo ragionamento che emerge il cuore della notizia.
Dal 1° maggio 2026, Amsterdam diventerà la prima capitale al mondo a vietare la pubblicità di carne e prodotti legati ai combustibili fossili negli spazi pubblici. Il Consiglio comunale ha approvato il provvedimento con una maggioranza netta (27 voti su 45), segnando un passaggio storico nelle politiche urbane europee.
Il divieto riguarderà cartelloni, fermate degli autobus, schermi digitali e spazi pubblici comunali, mentre resteranno esclusi negozi e proprietà private. La proposta è stata avanzata dal Partito per gli Animali insieme a GroenLinks, ed è parte di una strategia più ampia che affronta la crisi climatica non solo dal lato energetico, ma anche alimentare.
Secondo i dati del Comune, la pubblicità della carne rappresenta oggi appena lo 0,1% degli spazi pubblicitari esterni, mentre quella legata ai combustibili fossili arriva al 4,3%. Percentuali ridotte, ma dal peso simbolico enorme. Proprio per questo la decisione ha già acceso il dibattito: associazioni pubblicitarie e alcune imprese parlano di limitazioni alla libertà commerciale e temono effetti collaterali su prodotti “a basse emissioni” o soluzioni ibride.
Dal punto di vista legale, però, il terreno è in parte già stato testato: nel 2025 un tribunale dell’Aia ha confermato la legittimità di provvedimenti simili. E Amsterdam non è un caso isolato. Altre città olandesi — come Haarlem, Utrecht, L’Aia, Delft e Nijmegen — hanno già adottato misure analoghe. Ma Amsterdam è la prima capitale globale a fare questo passo.
La scelta è coerente con un obiettivo dichiarato: arrivare entro il 2050 a una dieta cittadina composta per il 50% da alimenti vegetali. Oggi, nei Paesi Bassi, circa il 60% delle proteine consumate è di origine animale, in contrasto con le raccomandazioni del Consiglio della Sanità.
Il messaggio, però, va oltre i numeri. Amsterdam ha deciso di smettere di trattare carne e fossili come prodotti “neutri” nello spazio pubblico. È una presa di posizione culturale prima ancora che ambientale. Non obbliga i cittadini a cambiare comportamento, ma cambia il contesto in cui quel comportamento viene incoraggiato. E quando una capitale europea sceglie di intervenire sull’immaginario collettivo, il segnale va ben oltre i suoi confini.
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