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Andrea Delogu, le prime parole dopo la tragedia: “Momento devastante”

Rientrata a Bellaria, il paese in Emilia dove è cresciuta, al suo fianco l’amica storica Ema Stockholma. Andrea Delogu è tornata a casa, chiusasi nel lutto dopo la tragedia che l’ha colpita: quella della scomparsa del fratellastro Evan, di appena 18 anni, venuto a mancare in seguito a un terribile incidente in moto. Raggiunta da Repubblica, la conduttrice ha pubblicamente parlato per la prima volta dal momento del tagico incidente di Evan. Poche parole, ma sufficiente a spiegare l’enorme dolore che l’ha travolta: “È un momento devastante, non mi sento di dire nulla”.

L’incidente

Secondo le prime ricostruzioni della Polizia Locale, l’incidente è avvenuto intorno alle 15.40. Evan stava guidando la sua moto, per cause ancora ignote, ha perso il controllo del mezzo. La moto ha urtato due pali della luce lungo la carreggiata, fermandosi sull’asfalto. Nonostante indossasse il casco, le ferite riportate si sono rivelate fatali. I soccorritori del 118 sono intervenuti immediatamente con ambulanza e auto medica, attivando anche l’elisoccorso partito da Ravenna. Hanno tentato di rianimarlo, ma nonostante tutti gli sforzi, il cuore del 18enne non ha ricominciato battere.

Il dolore dei genitori

Attraverso un post su Facebook, il padre di Evan Delogu, Walter, ha voluto rendere pubblico il dolore che sta vivendo insieme alla sua famiglia. Insieme a una foto del figlio, Walter Delogu ha scritto: “Il cuore a volte batte anche se è morto. Grazie a tutti per la vostra vicinanza in questo momento di dolore. Voglio che si ricordi così il nostro bambino. Addio Evan. Il tuo papà, e tua mamma”. Nella notte del 30 ottobre, il padre, Walter Delogu, ha ricordato così il figlio, iniziando il messaggio con le parole: “Vi dico chi era mio figlio”. Poi ha proseguito: «Faceva le serali, studiava Alberghiero, di mattina si allenava in palestra, poi faceva da mangiare per noi se ero occupato e se la mamma era al lavoro. Quando si alzava da tavola chiedeva il permesso, lavava i piatti e poi si riposava un po’. Ha da sempre lavorato in estate da Massimo al bagno 75 e mai ci ha chiesto un euro: si comprava tutto lui col suo stipendio, pure quella maledetta moto. Mi traduceva dall’inglese articoli di nuove droghe pericolose, che servivano a me per le conferenze che faccio nelle scuole per prevenire disgrazie di questa maledizione. Non beveva, non fumava e a volte lo prendevo in giro, dicendogli che era un talebano o un angelo… ho capito ieri chi eri tu: un angelo”.

Lino Matteucci

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